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I resti più antichi dell’uomo che conosciamo hanno 200.000 anni, sono stati ritrovati nell’Africa equatoriale. Per 190.000 l’uomo è vissuto alimentandosi di caccia e raccolta dei frutti spontanei della Terra conducendo una vita raminga. L’uomo ha iniziato a fermarsi stabilmente con l’invenzione dell’agricoltura solo 10.000 anni fa nella mezza luna fertile, e poi in modo indipendente in Cina 8.000 anni fa e in Mesoamerica 5.000, perché?

Perché ha scoperto una spiga NON deiscente, deiscente è un seme che a maturità spontaneamente si stacca dalla spiga e permette la libera disseminazione. E’ stata la scoperta casuale di una mutazione naturale che permetteva la raccolta dei semi direttamente dalla spiga intera anziché la raccolta dispersa per terra dei semi. L’uomo ha pensato poi di coltivare questo seme che gli dava il vantaggio di una raccolta facile, ma come contropartita doveva star fermo sul posto per accudire le piante, ecco la nascita dell’agricoltura e con essa delle città.

Nel tempo l’uomo ha cercato piante sempre più vantaggiose, date da occasionali mutazioni spontanee.

Così con gli animali quando trovava dei nuovi animali vantaggiosi, incrociava fratelli e sorelle, così ha piano piano selezionato dei caratteri, dando origine alle diverse razze animali. Pensate alle vacche pezzate bianco-nere per il latte (Holstein) o alla razza rossa da carne (Limousine), o al mastino napoletano confrontato al bassotto.

A ben vedere la specie dove le razze sono meno evidenti è proprio quella umana, perché le differenze tra uomo bianco caucasico e uomo nero africano sono il frutto di segregazione naturale geografica causata più dagli oceani che dalla volontà.

L’uomo così nel tempo ha raccolto e selezionato le piante più produttive. Però se oggi lasciassimo a sé stesse queste piante super produttive, certamente scomparirebbero, lasciando nuovamente spazio alle primitive piante selvatiche poco produttive ma adatte agli ambienti in cui si sono selezionate da sé.

All’inizio del Novecento, sulla scia di Darwin, il russo Nikolaj Ivanovič Vavilov ha girato il mondo, per trovare le piante più adatte ai diversi climi dell’Unione Sovietica. Alla fine ha ipotizzato che la variabilità genetica era collegata alla variabilità ambientale, cioè alla biodiversità.

Mutazioni indotte

Il passaggio successivo l’abbiamo dopo la bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki, quando si capì che le radiazioni atomiche ionizzanti  (raggi X, gamma, alfa, beta e neutroni) potevano indurre mutazioni, in gran quantità e in poco tempo. In Italia, partendo da questo assunto, si irradiarono neutroni e raggi gamma sul frumento duro Cappelli, la nuova linea mutante venne incrociata con il frumento duro messicano, e si ottenne nel 1974 un frumento nano  (70‐80 centimetri) ma molto più produttivo, il progenitore di tutti i grani duri coltivati ora nel mondo per la pasta: il grano Creso. Il gambo corto è più resistente all’allettamento e quindi il rischio di contaminazione fungina e micotossine è molto più basso.

Primi passi di ingegneria genetica

Nel 1973 si riuscì a introdurre il gene di un rospo in un batterio, l’escherichia coli, cioè un trasferimento genetico tra due esseri molto diversi, ma senza nessun effetto particolare. Il fatto spaventò la comunità scientifica che invocava il principio di precauzione.

Prima del 1978 si utilizzava l’insulina dei cadaveri e dei maiali, ma in quell’anno una azienda privata riuscì a introdurre il gene dell’insulina in un batterio. I batteri producevano grandi quantità di insulina e così curavano il diabete a milioni di persone nel mondo, per cui si sopra sedette sul principio di precauzione.

Nel 1983 si introdusse il gene di un pesce artico in un batterio, che produceva una proteina che proteggeva gli ortaggi dalle gelate. Il batterio modificato doveva essere spruzzato in quantità sui campi di ortaggi, qui per il principio di precauzione si bloccò la sperimentazione.

Nel 2000 si raggiunse l’accordo di Cartagena per la protezione della biodiversità, perché si era capito che gli organismi modificati geneticamente (OGM) avrebbero eliminato dai mercati di tutto il mondo le produzioni locali, i semi locali, perché sarebbero diventati antieconomici e quindi in tutto il mondo avremmo mangiato un solo frumento, quello realizzato da una unica multinazionale, spazzando via tutta la biodiversità.

Finalmente si arriva al 2015 la Crispr, che in pochi giorni può fare quello che la natura fa in centinaia di generazioni.