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L’aborto può essere spontaneo o procurato.

Aborto spontaneo

L’aborto spontaneo è la morte non indotta  dell’embrione o del feto  entro la ventesima settimana di gestazione. Dopo la morte, l’embrione viene espulso.

 L’80% degli aborti si verifica nel primo trimestre di gestazione.

 La minaccia di aborto si palesa come sanguinamento vaginale.

 Se si verifica l’aborto o appare inevitabile si opera il raschiamento dell’utero.

 In Italia durante le prime 20 settimane di gravidanza nel 25% di gravidanza confermate ecograficamente c’è sanguinamento vaginale, e la metà di queste vanno incontro ad aborto spontaneo,  il 12,5% delle gravidanze.

 L’incidenza dell’aborto spontaneo è probabilmente più alta,  perché alcuni aborti molto precoci sono scambiati per un ciclo mestruale tardivo.

Fattori di rischio di aborto spontaneo

Il maggior fattore di rischio dell’aborto spontaneo è l’età: se a 25 anni abbiamo solo il 9% di AS, a 45 anni abbiamo addirittura il 75% di AS.

Altri fattori di rischio sono il consumo di caffeina,  tabacco,  alcool e droghe.

Altro fattore di rischio di AS sono le malattie croniche come il diabete,  l’ipertensione e i disturbi alla tiroide.

Invece utero retroverso e traumi minori non sembrano causare AS.

Le cause di aborto spontaneo

Le cause più importanti di AS sono le alterazioni cromosomiche,  poi metaboliche,  anatomo-patologiche e infettive.

Eziologia cromosomica 

L’eziologia cromosomica è la causa del 60% degli aborti spontanei del primo trimestre, colpendo il 5-10% di tutte le gravidanze.

Il 94% sono anomalie del numero di cromosomi:  54% sono trisomie (16, 18,21, 22) ; 20% sono triploidie e poliploidie  e 20% sono monosomia X.

Il 6% sono  anomalie di struttura.

Nella metà dei casi sono ereditate da un genitore portatore di una traslocazione bilanciata 11.

Ricordo che la Trisomia 21 è la causa della sindrome di Down.

Eziologia  anatomo-patologica

Aborto da utero setto

Utero setto

L’utero setto è la presenza di una membrana di tessuto fibroso o muscolo fibroso che divide la cavità uterina in due sezioni,  è simile all’utero bicorno. Non è da confondere gli uteri bicorni normali degli animali iperprolifici.

L’utero setto cause aborto spontaneo fino al quinto mese.

La terapia chirurgica vede la rimozione di eventuali setti endouterini.

Eziologia trombofiliaca

Nel corso della gravidanza fisiologica l’emostasi va incontro importante modificazioni che inducono uno stato pro-trombotico.

Si è osservato che donne affette da trombofilie congenite hanno aborti ricorrenti.

L’iperomocisteinemia è un fattore di rischio per la trombosi,  sappiamo che la vitamina B6 riduce l’omocisteina.

Lo screening sulle trombofilie è interessante solo su donne con storie di eventi tromboembolici.

Eziologia autoimmune

Il lupus eritematoso sistemico nel 25% delle donne affette.

Eziologia endocrina

L’ipotiroidismo, diabete mellito, ipo-progesterone (corpo luteo), iperprolattinemia (sindrome dell’ovaio policistico).

aborto da ovaio policistico

Nell’ovaio policistico sono quasi sempre presenti tre sintomi: amenorrea cioè assenza di mestruazioni, irsutismo cioè aumento della peluria e obesità.

Eziologia infettiva

Tra le cause infettive citiamo citomegalovirus e rosolia. 

Cosa fare dopo un aborto spontaneo

Dopo un aborto spontaneo si procede con aspirazione e raschiamento uterino.

Intervento dell’aborto spontaneo precoce

Se l’aborto spontaneo  avviene entro la decima settimana si aspettano ancora 2-3 settimane,  se l’embrione con la placenta non sono stati  espulsi spontaneamente si procede con l’aspirazione.

L’aspirazione si opera in anestesia generale: si inserisce  una cannula aspiratrice collegata a una pompa che crea il vuoto,  nel frattempo si controlla ecograficamente che non siano rimasti dei residui.

Intervento dell’aborto spontaneo tardivo

Se la gravidanza ha superato le 9-10 settimane, si somministrano prostaglandine vaginali che stimolano  le contrazioni uterine e dilatano il canale cervicale così da avere una espulsione spontanea.  Se l’espulsione dopo trattamento con prostaglandine non ha luogo si asporta chirurgicamente:  raschiamento.

Raschiamento

Aborto con raschiamento

Prima si dilata il canale della cervice uterina, poi si introduce uno strumento a forma di cucchiaio, si asporta la placenta ed eventualmente la parte più superficiale dell’endometrio.

Il raschiamento si esegue oltre che nell’aborto, nelle emorragie post partum, polipi endometriali, fibromi e  tumori uterini. 

Il raschiamento si esegue anche a scopo diagnostico.

Post raschiamento

Dopo 20 giorni è bene controllare i valori del beta HCG,  per vedere se residua della placenta che continua a produrre ormone  corionico.

Interruzione volontaria di gravidanza

L’interruzione volontaria di gravidanza IVG non è un aborto spontaneo ma un aborto procurato.

L’IVG  è la rimozione dell’embrione. 

In Italia la IVG si può eseguire entro i primi 90 giorni di gravidanza, esiste la possibilità di interrompere la gravidanza entro il 161° giorno (23 settimane) se il feto presenta anomalie gravi che mettono a rischio la vita sua o della madre:  è il cosiddetto aborto terapeutico.

Interruzione chimica di gravidanza

Prima di 49 giorni o 7 settimane di gestazione si può fare l’interruzione chimica utilizzando un antiprogestinico steroideo che blocca i recettori del progesterone.

Si tratta di un falso progesterone che impedisce l’azione  buona del progesterone in circolo.  L’effetto è il distacco della placenta dall’utero. 

Talora in un secondo tempo è necessario somministrare ancora dell’altro antiprogestinico per finire il lavoro.

L’antiprogestinico è fortemente controindicato per le donne che hanno problemi surrenalici o emorragici, ipertensione arteriosa e insufficienza cardiaca e per le donne  che usano cortisonici.

Attenzione: bisogna essere pronti ad andare in ospedale in caso di perdite di sangue.

Effetti secondari all’uso della antiprogestinico sono mal di pancia, nausea, diarrea, emorragie per 8-10 giorni.

Vista la natura dei farmaci usati è fortemente sconsigliato rimanere incinta nel ciclo successivo all’aborto.