Il Vulcano emerge dal sottosuolo in aree di produzione e di distruzione della crosta terrestre: le due origini già definiscono il tipo di lava e i fenomeni eruttivi.
Le lave vulcaniche sono miscele eutettiche, perché rimangono allo stadio fluido a temperature molto inferiori a quelle di fusione di qualsiasi loro costituente.
Tipologia vulcanica
L’80% dei vulcani emerge in aree di subduzione, dove due placche si incontrano: come nella cintura di fuoco circumpacifica, nelle nostre isole Eolie e nel Vesuvio.
Il 15% dei vulcani emerge sulle dorsali oceaniche, dove due placche si allontanano: tutto l’oceano Atlantico è attraversato da una lunga catena montuosa che emerge a nord (Book Islanda) e nelle isole Azzorre.
Il 5% dei vulcani emerge dai punti caldi, punti dispersi all’interno delle placche
continentali ed oceaniche: come nell’arcipelago delle isole Hawaii.

Nei punti caldi, il magma risale direttamente dal mantello, ma le placche continuano a scorrere inesorabilmente sopra il mantello, per cui vecchi punti di risalita perdono il contatto col mantello, e se ne formano dei nuovi. Il risultato è una corona di vulcani, allineati lungo la direzione di marcia della crosta: il vulcano attivo sta sull’ultima fermata della crosta terrestre.
La subduzione distrugge la vecchia roccia, la crosta terrestre viene rimescolata, la lava è poco fluida, anzi tende a solidificare prima, il camino si chiude presto, e questo spiega i fenomeni esplosivi.
La dorsale produce nuova roccia che viene dalla profondità del mantello, la lava è più fluida, solidifica dopo, il camino resta aperto, non ci sono fenomeni esplosivi.
Vulcani estrusivi esplosivi
I vulcani nati dalla subduzione sono esplosivi, sono composti da lava molto viscosa: è lava sialica composta da silicio e alluminio.
Vulcani effusivi
I vulcani che emergono dalle dorsali e dai punti caldi eruttano una lava fluida: è lava femica ricca di ferro, alluminio, magnesio, potassio, calcio e sodio e altri elementi frammisti al silicio.
I vulcani delle dorsali producono rocce basaltiche.
Le eruzioni dei vulcani con caldere basaltiche sono prevedibili settimane o mesi prima, perché i satelliti in orbita vedono la deformazione del vulcano.
La struttura del vulcano

Dal mantello si staccano bolle fluide di magma.
Il magma arrivato nella fredda crosta è racchiuso nelle camere magmatiche, trova strada tra le faglie e fuoriesce tramite un camino.
Il magma sialico o femico raffreddandosi solidifica e diventa roccia ignea.
Durante l’eruzione escono anche gas: anidride carbonica, anidride solforosa e acqua.
Durante l’esplosione vulcaniche viene gettata nell’atmosfera la cenere.
La cenere è una polvere del diametro inferiore ai 2 mm (ossidiana e pomice), durante l’eruzioni può essere dispersa dal vento per migliaia di km.
Eruzioni e raffreddamento
Durante le eruzioni vulcaniche si libera un aerosol di acido solforico e polveri. Le polveri riflettono i raggi solari, raffreddano la Terra. Grandi eruzioni del passato con raffreddamento terrestre sono documentate dalla riduzione della crescita degli anelli degli alberi e dal solfato SO4 che si ritrova nei carotaggi dei ghiacci in Antartide e Groenlandia.
Collasso dei vulcani
L’altezza massima dell’Etna era 3.600 metri, ma per il peso e il vuoto della caldera sottostante, 15.000 anni fa collassó a 2.900 m per poi risalire con le eruzioni successive ai 3.300 metri attuali.

L’Etna
L’Etna sorge proprio sul limite delle placche euroasiatica ed africana.
Le due placche si incontrano a formare una faglia trascorrente che si muove orizzontalmente e attraverso la faglia il magma trova sfogo.
Il magma proviene dal mantello a 30 km di profondità, poi risalendo sosta in tre camere magmatiche, a 15 km, 5 km e una alla base dell’Etna (Book).
Il Vesuvio
Il camino vulcanico non è necessariamente sopra la faglia, spesso il condotto è trasversale, ad esempio la faglia del Vesuvio passa a 40 km più a Est.
La camera magmatica del Vesuvio si trova a una profondità di 8 km e ha un raggio di 15 km, fino a lambire le zone orientali di Napoli.
