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L’Italia è il primo paese al mondo per numero di vitigni (545) e primo per produzione con 50,27 milioni di ettolitri di vino all’anno.

Causa maltempo, per la vendemmia 2023, la Coldiretti prevede un calo a 43 milioni dai 50 milioni della vendemmia 2022.

E’ un nuovo impianto se si piantano per per la prima volta le barbatelle, è un reimpianto se si sostituisce ex novo un vecchio impianto o si sostituiscono solo le singole è piante malate o morte.

Impianto del vigneto

Se si piantano per per la prima volta le barbatelle, si parla di nuovo impianto.

Fino a 1000 mq non servono autorizzazioni.

Un nuovo impianto costa 40.000 €/ha:

togliere pietre, drenaggi e livellamento varia da 0 a 20.000 €, scasso e concime 5.000 €, palificazione 15.000 €, barbatelle a dimora 10.000 €.

La produzione completa avviene col quarto anno, e un vigneto dura 30 anni.

Distribuzione asse maggiore est-ovest così da avere massima esposizione al sole.

Si dovrebbe tenere conto dei venti dominanti e delle pendenze collinari.

Nelle teste pali di legno diametro 10 cm, lunghi 2,5 m, impiantati per 60 cm, previa trivellazione del diametro di 10 cm, e 50 cm di profondità.

I pali di legno sono più fragili ma abbastanza elastici per le lavorazioni meccanizzate, durano poco. I pali di cemento sono robusti, poco adatti alla meccanizzazione, durano molto, ed hanno costi di smaltimento.

Se si piantano prima i pali delle barbatelle, l’impianto delle vite è per forza manuale.

D’inverno si scassa il terreno fino a 120  di profondità e si letama, in primavera si buca 50 cm.

File distanti almeno 2 metri.

Le barbatelle distanti 1,5 metri, così da avere una vigna a spalliera. Le radici vengono lasciate per una notte in acqua, si recide le parti terminali delle radici e si infila la barbatella, lasciando emergere 10-15 cm fuori terra.

Si tira un fil di ferro zincato o plastificato, partendo dal palo di testa. Il filo può farsi concavo per cui va tirato dritto.

Il reimpianto si rende necessario anche per avere a disposizione vitigni più richiesti dal mercato o dai disciplinari di produzione DOC e IGT, e per avere impianti più facilmente coltivabili, aumentando la produttività. A tal scopo da anni vengono elargiti delle indennità pari al 100% per i mancati redditi, e al 50% delle spese sostenute per il miglioramento del fondo.

L’allevamento delle barbatelle

Il primo anno possiamo lasciare le foglie e togliere i pochi grappoli per favorire lo sviluppo della pianta.

La terra attorno alla giovane barbatella va zappata per eliminare l’erba antagonista e ridurre l’evaporazione del terreno.

Si rimuovono I tralci laterali.

Teniamo il tralcio centrale.

Durante la stagione sul tralcio centrale si formano nuovi piccoli tralci, detti femminelle, che vanno rimossi.

Si taglia l’apice del ramo centrale, mantenendo 5-6 gemme.

Il ramo centrale non deve essere necessariamente il più lungo, ma il meglio inserito.

Il secondo anno, a marzo, se abbastanza lungo si piega il ramo sul filo. Ora si toglieranno metà dei grappoli.

Se la Barbarella ha bassa vigoria, si taglia corto lasciando uno sperone con 2 gemme.

É sempre bene cimare il fusto all’altezza del filo, e procedere con il capofrutto l’anno successivo.

Ogni gemma è un tralcio e ogni tralcio sono 2 grappoli.

La coltivazione ad alberello è tipica del sud con terreni siccitosi, tronco molto corto da cui si dipartono tre branchie, al cui apice ogni anno viene lasciato uno sperone di 2 gemme. Ogni anno queste branche si alzano di qualche centimetro. I tagli vengono fatti su rami giovani, uno o massimo due anni, per cui la vitalità della vite viene prolungata.

La vite impiega quattro anni per entrare in produzione, durante questo tempo ci sono solo spese che potranno essere recuperate solo successivamente.

Abbiamo detto che un nuovo impianto costa circa 40.000 €/ha.

Reimpianto delle fallanze

Preparare il terreno prima delle gelate perché il freddo è un ottimo disinfettante.

Tolgo la pianta vecchia e la sua radice malata, lascio il buco aperto così il freddo compie la sua azione disinfettante.

Si allarga il buco a 60 cm di diametro, si approfondisce a 60-70 cm.

Nella buca si mette 300 gr di azoto a lenta cessione; se il terreno è magro, argilloso sabbioso, si aggiunge della torba.

Le radici possono essere accorciate, non rasate, non devono rivolgersi verso l’alto, ma piatte sul fondo buca, non deve esserci vuoto sotto le radici, si copre con terra, ma senza compattare eccessivamente.

Posizionare la nuova barbatella, in modo che il punto di innesto sia 10-15 cm sopra la superficie.

Ora dobbiamo annaffiare la pianta, proteggerla da peronospora, oidio ed insetti.

Per la sostituzione di singole piante si può usare anche il barbatellone: una barbatella alta,  60-70 cm di portinnesto, così da competere con le vecchie piante vicine.

Per la sostituzione si usano anche piante in vaso. Queste hanno un anno di vita in vivaio e un secondo anno di vita nel vaso, per cui sono molto alte. Il vaso ha dei fori sul fondo, da cui escono le radici.

Volendo oltre al concime si possono aggiungere delle micorrize (fungo e radice).

La micorriza è un fungo, es glumus, che entra in simbiosi mutualistica con le radici della vite. Tramite le ife aumenta l’assorbimento di acqua e sali minerali, che si traduce in un aumento nell’uva di polifenoli: trans-resveratrolo e delta viniferina.

La gestione del vigneto

La gestione costa 7.000 €.

A maggio quando i germogli sono lunghi 10-15 cm togliere quelli non utili per la produzione, è la femminellatura, cioè si tolgono i nuovi ramettini.

La prima cimatura si fa tra maggio e giugno.

La cimatura dei tralci che cadono nell’interfila è necessaria per permettere il passaggio dei mezzi.

Dopo la cimatura si lasciano le femminelle e le loro foglie che faranno la fotosintesi.

I grappoli cresciuti sulle femminelle andrebbero eliminati. Talora si lasciano per una doppia vendemmia, per utilizzare questi grappoli per correggere l’acidità del vino.

Un germoglio su un legno vecchio è un succhione improduttivo.

Si lasciano due tralci per ogni sperone.

La parte bassa, dove ci sono i grappoli, va sfogliata, così i trattamenti raggiungono i grappoli.

Acqua fabbisogni

Si stima che siano necessari 600 litri di acqua per produrre un litro di vino.

La subirrigazione gocciolante interrata:

Malattie e trattamenti

Le rose sulle testate ci permettono di vedere le malattie fungine così da intervenire tempestivamente. In viticoltura l’80% dei formulati impiegati sono a base di zolfo (69%) e rameici (11%). Zolfo e rame sono permessi anche nell’enologia biologica. 

Peronospora

La Peronospora è causata dagli oomiceti, una volta considerati funghi.

La Peronospora è la malattia più importante e diffusa dei vigneti. Le foglie muoiono e cadono a terra. Le infiorescenze ingialliscono e seccano.

La Peronospora viene combattuta con il rame e con altre molecole come la fenilammide.

Il solfato di rame dopo le piogge viene dilavato, mentre la fenilammide si lega alle cere cuticolari, lipidi vegetali, così da garantire un’azione prolungata.

Rame nelle vigne

Il rame è solfato di rame CuSO4, verde pallido o bianco grigiastro, se pentaidrato diventa blu brillante: CuSO4·5H2O. Il solfato pentaidrato viene usato come poltiglia bordolese.

La formula della poltiglia bordolese: 2 kg di pentaidrato, 1.3 kg di calce spenta e il resto acqua ad arrivare a 100 kg.

La calce spenta è un idrossido di calcio Ca(OH)2, invece la calce viva è un ossido di calcio (CaO). La calce viva è una sostanza disinfettante, da usare con prudenza perché molto caustica. La calce viva reagisce con l’acqua secondo la reazione: 2CaO + 2H2O = 2Ca(OH)2 + O2.

Con la poltiglia si tratta la vite dalla seconda settimana di aprile e ogni 15gg, se piove si ripete. L’ultimo trattamento avviene durante la prima settimana di agosto.

Il rame è un metallo pesante che si lega al terreno e può essere fitotossico.

Il rame è consentito nelle viti biologiche.

Un trattamento con prodotti a base di rame costa 12-15 euro ad ettaro.

Inquinamento da rame

Il rame è un metallo pesante che persiste nel terreno, è usato oltre che nella viticoltura anche in cerealicoltura.

Altra fonte di rame è il letame, apportato dai mangimi con l’integrazione vitaminico minerale.

Il chitosano antiperonosporico

Il chitosano deriva dalla chitina presente nelle pareti delle cellule fungine e negli esoscheletri degli artropodi, come insetti e crostacei.

Il chitosano è usato contro la Peronospora, si nebulizzano 300-600 litri ad ettaro e concentrazione dello 0,5% di principio attivo. Un trattamento costa 150-300 euro ad ettaro, contro i 12-15 euro ad ettaro di trattamento con prodotti a base di rame.

Oidio

L’Oidio o mal bianco è causato da un fungo, le ife bianche avvolgono foglie, germogli e grappoli in formazione. Attacchi gravi di oidio portano alla morte della pianta.

Bastano pochi millimetri di pioggia per scatenare l’oidio.

Entro il mese di aprile si può trattare con zolfo in polvere o con il triazolo.

Botrite

La botrite o muffa grigia dell’uva da Botrytis cinerea colpisce anche fragola, pomodoro, ciliegio, melanzana, eccetera.

Il fungo sopravvive all’inverno e in primavera emette i conidi, che vento, pioggia, grandine e insetti (come la tignola) portano sulla vite.

Le foglie a bagnate per almeno 15 ore e una temperatura superiore a 15°C favoriscono il fungo.

I momenti cruciali per la botrite sono la fioritura e l’uva matura perché la buccia dell’acino è più sottile.

Per contrastarla bisogna ridurre l’umidità relativa intorno ai grappoli, quindi asportare le foglie per arieggiare i grappoli.

I fitosanitari di sintesi registrati su vite contro botrite sono numerosi, fra i tanti preferire il Boscalid perché attivo anche contro l’oidio. 

Per il bio usare i terpeni (eugenolo + geraniolo + timolo) e il Bacillus subtilis, Bacillus amyloliquefacens, Trichoderma atroviride, Metschnikowia fructicola e Aureobasidium pullulans contrastano la botrite in differenti modi.

Il rame applicato per via fogliare contro la peronospora,  ispessisce la buccia e quindi ostacola la botrite.

Ticchiolatura

La Ticchiolatura è una malattia fungina, non specifica della vite ma di tutte le piante da frutto come il melo, dà lesioni sul frutto e le foglie. Il rame è usato, assieme ai triazoli.

Flavescenza dorata

La Flavescenza dorata colora di giallo le foglie, i tralci ed i grappoli di vitigni a bacca bianca.

La Flavescenza dorata è causata da un fitoplasma, cioè un batterio senza parete cellulare.

Il vettore del batterio è una “farfallina”, la cicalina Scaphoideus titanus.

Contro  la cicalina Scaphoideus titanus,  vettore della Flavescenza dorata ma anche contro Empoasca vitis, Frankliniella occidentalis, Drepanothrips reuteri e Drosophila suzukii si può usare il piretroide Tau fluvalinate.

Il momento ideale della prima applicazione dalla seconda metà di maggio,  dose massima di 0,3 litri ad ettaro,  ripetuta dopo 14 giorni e un intervallo di pre-raccolta di 21 giorni.

Tignola

La Tignola è una farfalla che si nutre degli acini d’uva.

La prevenzione si fa con una buona potatura verde, per arieggiare la pianta e quindi renderla asciutta .

La presenza di Tignola può essere monitorata giornalmente con trappole ai feromoni. I feromoni attraggono i maschi, quando si rileva una certa presenza si procede coi trattamenti. Le trappole vanno sostitute mensilmente.

Il trattamento chimico è con fosforganici.

Nel biologico la lotta contro la Tignola si fa con il bacillo thuringiensis.

La fillossera della vite è un Afide che attacca le radici della pianta delle specie europee Vitis vinifera.

Fillossera

Il ciclo fondamentale della fillossera è monoico eterotopo: monoico significa che si svolge su una sola specie vegetale, ed eterotopo perché si svolge su differenti parti della pianta.

La fillossera alterna una generazione tra due individui di differente sesso (anfigonia), a un numero indefinito di generazioni senza fecondazione (partenogenesi).

Usando un portainnesto americano si ostacola l’attacco di questo insetto. Oggi sono poche le viti che conservano il DNA originario del vitigno.

Genetica resistente alle malattie

Per ridurre l’impatto degli agrofarmaci si possono utilizzare dei vitigni resistenti ai patogeni fungini, utilizzando viti ottenute incrociando Vitis vinifera con Vitis rupestri. Questi incrocio abbisognano solo di 2-3 trattamenti all’anno.

Trattamenti erbicidi

Contro le erbacee si agisce meccanicamente, in precedenza si utilizzavano i prodotti chimici, uno fra tutti il glifosate.

Sospettato dall’OMS di essere potenzialmente, dal 2022 c’è il divieto assoluto.

Negli ultimi 20 anni la disponibilità di farmaci in agricoltura è andata scemando sempre più: fungicidi -30%, insetticidi -65%, diserbanti -50%, acaricidi -50%.

Trattamenti di precisione

I trattamenti di precisione, a goccia tramite ugelli, riducono la dispersione nell’ambiente di agrofarmaci. Su alcune irroratrici da vigneto, speciali pannelli formano un tunnel all’interno del quale avviene il trattamento. I pannelli  ostacolano la dispersione del liquido nebulizzato e  raccolgono il prodotto in eccesso.

La concimazione

I momenti di massimo assorbimento radicale sono la Primavera, dalla ripresa vegetativa alla fioritura  e l’Autunno dopo la vendemmia.

Fra aprile e maggio non si esageri con la concimazione azotata, perché favorisce i patogeni, peronospora in primis.

Per produzioni di 100 quintali per ettaro si distribuiscono  50 kg di azoto, per produzioni maggiori fino a 100-120 kg. 

Azoto granulare a lenta cessione, da distribuirsi solo lungo i sottofila.

Per via fogliare si somministra calcio, magnesio, fosforo e potassio, e i microelementi boro, manganese, ferro e zinco.

Rame e zolfo non si somministrano, perché già abbondantemente arrivano come agrofarmaci.

La vendemmia

Il momento migliore della vendemmia è a uva matura, fa eccezione l’uva da spumante che va raccolta 2 settimane prima.

Il momento ottimale corrisponde all’aumento degli zuccheri e alla diminuzione dell’acidità nell’uva, specie l’acido malico, il più aspro.

Il momento della maturazione tecnologica garantisce vini ad alta gradazione, invece a maturazione fenolica dà al vino un colore completo e compatto per i fenoli nella buccia e nei vinaccioli degli acini.

I polifenoli sono tannini, flavoni e antociani.

Infine la maturazione aromatica cerca i terpeni.

La raccolta dell’uva può essere manuale o meccanizzata.

Manualmente si scartano i difetti delle uve: muffe e colore dell’acino. L’uva messa in cassetta da 15-20 kg viene portata in cantina dove viene pigiata e deraspata ottenendo il mosto.

Toscana: 60.000 ettari di vigneto producono 2 milioni di ettolitri di vino : 33 qh, di cui il 30% è biologico.

Spumante Classico, Prosecco, Cantina