Nell’atleta aumentano i volumi di sangue carichi di ossigeno o anidride carbonica da spingere: durante l’esercizio il volume di sangue diventa fino a 7 volte il volume del riposo. La risposta è l’aumento della frequenza cardiaca e la dilatazione della cavità-capacità del cuore. L’adattamento maggiore si ha soprattutto nell’endurance (sport di resistenza) con dilatazione delle cavità del cuore.
Nello sportivo allenato a riposo la frequenza di uno sportivo è di poco inferiore a quella di un sedentario: frequenza 40-60 bpm, si dà più tempo al ventricolo di svuotarsi completamente prima del battito successivo. Se si è in allenamento, quando si riposa il cuore diventa bradicardico.
La frequenza massima di uno sportivo non è allenabile, cioè oltre una certa soglia non riesce ad aumentare la frequenza. Il delta tra frequenza massima (sforzo) e minima (riposo) esprime quanto il cuore può fare in più rispetto al riposo. Se non puoi aumentare la massima, puoi aumentare la minima, per avere un delta maggiore.
La frequenza cardiaca dello sportivo ha una formula: togliere a 220 solo l’età (220-20) = 200 bpm, ma non tutti hanno questa frequenza, essa infatti dipende anche dal talento (genetica).
Frequenza cardiaca e consumo di ossigeno viaggiano in parallelo, se una persona parte a riposo da 60 bpm e arriva sotto sforzo a 200 bpm, la differenza è di 140 bpm, prediamo la metà cioè 70 bpm aggiungiamo ai 60 bpm a riposo, otteniamo 130 bpm, questa è grosso modo la soglia aerobica, oltre la quale si inizia a produrre acido lattico. Ma alcuni raggiungono la soglia aerobica a 115 e altri a 150 bpm, in questi ultimi viene subito il fiatone.
Arresto cardiaco sportivo
Arresto cardiaco nello sport è causa di morte improvvisa, è di natura elettrica, ma si tratta di cuori già malati.
Si è osservato che lo sport molto intenso nei cuori malati aumenta la probabilità di morte tra 3 e 5 volte. Per cui diventa necessaria una visita medica pre-agonistica che anzi individua problemi, si stima che questa visita riduca del 90% le morti improvvise.
Visita medica sportiva
La visita medica sportiva per attività agonistica richiede l’esame delle urine, la spirometria, ed esami cardiaci che si sviluppano in 3 fasi:
1 Anamnesi patologie cardiache dei parenti di primo grado: padri, figli, fratelli e sorelle.
2 Elettrocardiogramma a riposo.
3 Elettrocardiogramma sotto sforzo, esame a step, ad esempio ogni 2 minuti aumenta gradualmente lo sforzo, arrivando fino al punto in cui il soggetto non ce la fa più. L’esame deve essere di alta intensità, altrimenti è inutile. Negli adulti, l’esame evidenzia eventuali danni coronarici, cioè ischemia cardiaca per gli uomini sopra i 40 anni e per le donne sopra i 50 anni. Nei giovani ha lo scopo di evidenziare aritmie.
Esistono fasce toraciche ad uso degli sportivi che permettono di registrare le tracce di ECG.
Non tutto è prevedibile
La miocardite virale può causare aritmia. Se uno si infetta dopo il test, il test risulta inutile.
Può esserci uno sportivo professionista che ha qualcosa che una aritmia, lo si lascia giocare ugualmente e poi succede che alla millesima partita ci lascia le penne: stratificazione del rischio. Ad esempio c’è un giocatore che ha avuto un arresto cardiaco, si è salvato, ed ora continua a giocare con un defribrillatore incorporato. In Italia nel 2025 si può giocare con il defribrillatore.
Cosa non fare
Gli anabolizzanti sono pericolosi perché causano cardiopatie.
La sigaretta tradizionale danneggia le coronarie.