Seleziona una pagina

Un prato polifita nelle migliori condizioni irrigue produce 14 tonnellate di fieno all’anno, soprattutto graminacee, mentre nei tagli estivi aumentano le leguminose. Il fieno di prato stabile è composto per il 55% di NDF e non più dell’11% di proteine sulla sostanza secca.

Il prato polifita è composto da graminacee e leguminose, contiene poche specie se seminato, e in genere è di breve durata. Invece se stabile contiene fino a sessanta specie botaniche di flora spontanea, se asciutto si dice prato permanente, se irriguo prato stabile. Solo quarant’anni fa il cremasco era un immenso giardino di prati stabili, oggi nelle zone del grana padano il prato stabile è stato sostituito dall’onnipresente mais, invece i prati stabili sono molto presenti nella zona del parmigiano reggiano dove l’85% dei prati ha più di 25 anni e il 60% supera i 75 anni.

La scelta delle essenze floreali è strettamente legata al tipo di terreno e al clima.

La leguminosa tutto fare è il trifoglio, bianco e violetto, perché meglio si adatta alle diverse situazioni. La graminacea che meglio si adatta a condizioni difficili, cioè terreni argillosi con ristagno d’acqua, è la festuca arundinacea e l’erba mazzolina o Dactylis glomerata.

Il trifoglio bianco e violetto andrebbe associato con graminacee a precocità intermedia.

L’erba medica andrebbe associata con l’erba mazzolina e Festuca arundinacea più tardive.

Semina del prato polifita

Il polifita si semina in primavera, con rollatura prima e dopo la semina. La distanza di semina fra 2 righe è di 12-15 cm, e la profondità di 1-1,5 cm. La dose di semina per trifoglio bianco in purezza è di 8 kg/ha di seme, se seminiamo un miscuglio al 10%, ne usiamo 0,8 kg.

Sfalcio del prato polifita

Si eseguono più sfalci del prato polifita durante l’anno, il primo è il maggengo e rappresenta quasi la metà dell’intero raccolto annuale, è povero di proteine che invece aumentano nei tagli successivi. Il maggengo garantisce un’ottima ruminazione della bovina da latte.

Il taglio di maggio si esegue ad inizio spigatura della graminacea più presente, se si attende troppo l’erba lignifica e il fieno risulterà meno digeribile.

I tagli successivi si fanno ogni 4 settimane, arrivando anche a 6-7 tagli nella stagione.

Concimazione del prato polifita

All’aratura si riversa 30 tonnellate di letame/ha, alla semina 40 kg di azoto, 100-150 kg/ha di P2O5 (fosfato) e 100-150 kg/ha di K2O (ossido di potassio). Dopo il primo anno d’inverno si distribuiscono 100
kg/ha di N, e a maggio dopo il primo sfalcio ancora 100 kg/ha di N. A fine stagione 50 kg/ha di P2O5 e 50 kg/ha di K2O. Spesso si fa uso dei liquami in sostituzione dei concimi.

Prima dell’ottocento un contadino utilizzava il letame di 2 capi di bestiame “grosso” per un ettaro di prato.

Gestione del prato polifita

La concimazione accorta permette di modulare le essenze foraggere, infatti l’azoto favorisce le graminacee, mentre P2O5 e K2O favoriscono le leguminose.

In primavera si può effettuare una leggera erpicatura per arieggiare il terreno.

Si arieggia il terreno così che l’acqua, l’ossigeno e gli elementi nutritivi raggiungano facilmente le radici, ciò rende più forte l’erba alla siccità estiva e aumenta le produzioni.

Le infestanti

Il giallo ranuncolo, tipico dei terreni umidi e carichi di azoto, poco appetibile e digeribile, contiene un glucoside tossico anemonina, che però nella fienagione si perde.