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La pressione esercitata dal sangue all’interno delle arterie, si chiama pressione arteriosa. Essa dipende dalla spinta sistolica del cuore e dalle resistenze periferiche. La pressione scende man mano che ci allontaniamo dal cuore:

Pressione periferica

Pressione arteriosa del braccio

A livello del braccio e a riposo, la pressione arteriosa diastolica o minima dovrebbe essere inferiore a 90, mentre la sistolica o massima inferiore a 130 mm Hg,

Si eseguono 3 misure a distanza di 1 minuto, si scarta la 1°, e si fa la media aritmetica della 2°e 3°.

Fattori della pressione

La pressione dipende dalla spinta sistolica e dalla dilatazione dei vasi sanguigni. Col passare degli anni le arterie sono sempre meno elastiche per il deposito di calcio dello strato intimo. Il deposito del calcio nelle arterie è ostacolato dalla vit K2.

Adrenalina e Noradrenalina

Gli ormoni Adrenalina e Noradrenalina controllano la pressione.
L’Adrenalina viene secreta dalla midollare del surrene ed entra nel sangue. La Noradrenalina NA è liberata dalle terminazioni nervose. Per questa ragione l’Adrenalina ha un effetto lento, mentre la Noradrenalina ha un effetto immediato. Questi due ormoni agiscono su tre differenti recettori adrenergici: alfa a1 e a2 e beta:

Circolazione periferica a1 e b2

A livello periferico sulla muscolatura liscia dei piccoli vasi, c’è il recettore a1 che aumenta il calcio intracellulare, contrae la muscolatura liscia vasale e genera un aumento di pressione.

A livello dei grossi vasi che irrorano la muscolatura scheletrica, c’è il recettore b2 che attivato genera il rilassamento della muscolatura liscia, quindi la vasodilatazione e la diminuzione della pressione.

Renina-angiotensina

La secrezione renale della renina è regolata dalla Vit D.

Il sistema renina-angiotensina serve per aumentare la pressione quando questa scende, ad esempio in seguito ad una emorragia.

Il sistema renina-angiotensina viene attivato per via nervosa.

nei reni da un ganglio nervoso esce la noradrenalina che fa libera l’ormone renina:

La renina è un ormone proteolitico, rompe una particolare proteina del plasma sintetizzata dal fegato, chiamata angiotensinogeno, trasformandola in angiotensina I. La A.1 viene trasformata dall’ enzima ACE (Angiotensin Converting Enzyme) nell’ angiotensina II. La A.2 viene in angiotensina III, angiotensina IV e l’angiotensina 1,7. Ora le angiotensine A.2, A.1 e A.3 interagiscono con i recettori AT1 più presenti e AT2 (sono più presenti nel feto e dopo la nascita diminuiscono).

Alla fine viene contratta la muscolatura liscia delle arteriole e la muscolatura striata del miocardio.

Le angiotensine stimolano il centro della sete, bevo e quindi più acqua in circolo.

Le angiotensine stimolano la produzione di aldosterone e il riassorbimento del sodio.

La conseguenza è un aumento del volume del sangue e quindi della pressione.

Alla fine la pressione si rialza, se si rialza troppo, la regolazione della pressione si ottiene poi con l’urinazione.

Risposta fisiologica all’aumento della pressione

Normalmente la pressione si abbassa con la diminuzione del volume circolante tramite l’urinazione:

Ipertensione

In molte persone la regolazione della pressione non funziona più, per cui la pressione sale, se solo oltre il 140 mm di Hg di parla di ipertensione.

Si ipotizza che in alcuni pazienti ipertesi questo processo di adattamento vada in crisi, per cui per riuscire ad eliminare il sodio aumenta la pressione per raggiunge un para-fisiologico bilancio di Na e H2O.

Ipertensione infantile

Il 5% dei bambini sono affetti da ipertensione, la dieta deve essere povera di NaCl, perché sono a rischio di ipertensione adulta.

Patologie conseguenti

Perché bisogna tenere sotto controllo la pensione?

L’ipertensione è la principale causa di morte dell’adulto: 13.5% di tutte le morti. In Italia interessa 1/3 della popolazione, un po’ più i maschi che le femmine.

Perché l’ipertensione è causa primaria di ictus cerebrale e infarto cardiaco, oltre a gravi danni alla vista e ai reni.

Trattamento dell’ipertensione

L’ipertensione viene trattata con un coctail di farmaci, tuttavia il 15% dei trattati regolarmente è resistente. Ovviamente gli ipertesi resistenti hanno un maggior rischio di infarti ed ictus. In Italia la metà degli ipertesi non si cura in modo adeguato.

Nel caso non si riesca a controllare la pressione con i farmaci, viene praticata la denervazione renale.